Baby leaf e adulte

baby leaf
Le “adulte” completano l'assortimento varietale della O.P. “Terra Orti”.
Mix produttivo di successo per la O.P. “Terra Orti” impegnata nella coltivazione di 600 ettari di baby leaf e “adulte” destinate alla IV gamma

Nella Piana del Sele, cuore della produzione di erbette per la IV gamma dell’Europa, la O.P. “Terra Orti, che annovera 120 soci operanti in gran parte nella Piana, è impegnata nella coltivazione di 600 ettari di baby leaf e “adulte” destinate a questa tipologia produttiva, ovvero il 50% dell’intera superficie orticola dell’Organizzazione.
«La produzione di baby leaf – ci dice Alfonso Esposito, Presidente di “Terra Orti” – interessa 450 ettari, con prevalenza della rucola (50%) a cui seguono il lattughino verde e rosso, lo spinacino e le altre specie afferenti al gruppo delle orientali (Mitzuma, Tatsoi, ecc.). Le adulte, tutte destinate alla IV gamma, interessano gli altri 150 ettari e sono rappresentate da Indivia riccia, Indivia scarola, Cicoria Pan di zucchero e Lattuga (cuore di lattuga)».
Vent’anni
La O.P. “Terra Orti”, che il prossimo anno compirà vent’anni, ha seguito il trend produttivo dell’intera Piana del Sele e, negli ultimi 10 anni, ha puntato decisamente verso la produzione di erbette.
«La produzione delle baby leaf è ottenuta quasi interamente in coltura protetta e per l’intero anno, mentre quella delle “adulte” si consegue in pieno campo da ottobre a marzo e in serra da aprile a maggio, con trapianti effettuati in inverno (gennaio – febbraio)».
La produzione delle erbette è ottenuta prevalentemente da settembre a giugno, mentre si dimezza in estate.
«Per la produzione di “adulte” nel periodo estivo stiamo effettuando delle prove sull’altopiano della Sila, dove ci sono alcuni nostri conferitori. Tra le “adulte” fa eccezione la lattuga che segue gli stessi criteri produttivi della baby leaf».
In autunno
La richiesta di prodotto nel periodo autunnale è in aumento anche a causa di problemi di natura fitopatologica che si sono verificati in altre aree produttive nazionali.
«Problemi dovuti ad attacchi di virus, in particolare nel Fucino, hanno spinto le piattaforme commerciali a rimodulare gli approvvigionamenti rivolgendosi alle strutture già fidelizzate presenti nella Piana del Sele. Questo ha comportato un incremento dei trapianti di “adulte” ad agosto per produzioni di ottobre».
Naturalmente, le problematiche legate agli attacchi di virus sono presenti un po’ in tutti gli areali produttivi.
«Proprio per questo abbiamo selezionato zone meno soggette a virosi da destinare a queste tipologie produttive».
Innovazione
L’organizzazione, inoltre, ha puntato negli anni a migliorare le strutture produttive e a dotarsi delle attrezzature all’avanguardia.
«Per poter utilizzare le idonee macchine ed abbattere i costi di produzione bisogna operare in serre piuttosto lunghe – spiega Esposito – ed è quindi necessario che le strutture siano di adeguata altezza, almeno 3,5 metri alla gronda e 5 metri al colmo, e con aperture sia al colmo che sui laterali, per consentire un giusto arieggiamento degli ambienti protetti».
Altri investimenti realizzati dai soci riguardano le macchine raccoglitrici, dotate di sensori di taglio) e di scuotitori che allontano i cotiledoni (in particolare per lo spinacino) e le foglie danneggiate, e le seminatrici di precisione.
La semina
«La semina delle erbette rappresenta una delle fasi cruciali della coltivazione – precisa Esposito. La semina, che va effettuata tenendo conto del numero di piante/m2 che si vogliono ottenere, non deve essere troppo rada, altrimenti le foglie delle piante si ingrandiscono troppo, ne eccessivamente fitta, poiché in questo caso le foglie tendono a “sfilare”. Pertanto, la seminatrice va adeguatamente tarata in base alla specie, alla varietà, al periodo di coltivazione e alla destinazione del prodotto. Basti pensare che si passa da un impiego di 5 kg/ha di seme nel caso della rucola fino ai 100 kg/ha per lo spinacino».
Le semine si effettuano di continuo, ogni tre giorni per 30 settimane l’anno, e la velocità di crescita è influenzata sia dalla specie sia dal periodo.
«Tra le specie classiche il lattughino rosso è quello che presenta crescita più lenta con un ritardo, a parità di condizioni, di circa 10 giorni rispetto a quello verde. Le specie orientali, poi, sono ancora più lente e il ciclo può prolungarsi fino a 60 giorni nei periodi più freddi».
L’obiettivo di “Terra Orti” è quello di garantire una fornitura continua e costante dal punto di vista qualitativo.
«Per questo motivo, pur se i tempi di risemina sono veloci, quando si riscontrano problemi si rischia di compromettere gli standard produttivi che l’O.P. si propone ad inizio campagna».
La qualità
Le produzioni di “terra Orti” sono collocate per il 60% presso la GDO italiana e per il restante 40% presso quella estera.
«Naturalmente – precisa Esposito – per garantire la qualità produttiva alle piattaforme di confezionamento e distribuzione dobbiamo porre grande attenzione alla “catena del freddo”. Il prodotto raccolto, infatti, viene rapidamente indirizzato alle celle frigo dove la temperatura viene abbattuta a 4°C. Anche per il trasporto ci avvaliamo di camion frigo che trasportano il prodotto presso i centri di lavorazione».
La O.P. “terra Orti”, inoltre, è aperta alle collaborazioni con tutte le ditte che operano nel settore.
«Ogni anno, in collaborazione con le maggiori ditte sementiere, testiamo nuove varietà. Anche nel campo della difesa siamo attivi cooperando con diverse multinazionali per testare nuovi agrofarmaci e/o nuove soluzioni per la difesa. L’ultima novità, in tema di specie, è stata l’introduzione di una nuova zucca, Butternut, di dimensioni contenute (2,5 kg) che viene pelata e ripulita dei semi per essere lavorata dalla GDO ed inserita in prodotti di IV o V gamma (minestroni e zuppe)».n

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome